Buongiorno, Mondo! Oggi ti parlo della CF MOTO 800 MTX, un’avventura a due ruote che ha fatto girare la testa a molti di noi fin dalla sua presentazione all’EICMA 2023. Ti ricordi l’attesa? Beh, posso dirti che ne è valsa la pena. Un’estetica che colpisce Salta subito all’occhio il suo design, un mix di freschezza e linee pulite che strizzano l’occhio alle “arancioni” che tanto amiamo, ma con un tocco di originalità. Il cuore pulsante: un motore da brividi Il motore, un derivato del collaudatissimo KTM LC8C, è una vera delizia: 95 cavalli e 87 Nm di coppia a 6500 giri. Un’erogazione dolce ma decisa, che ti farà sorridere a ogni accelerata. Nata per l’avventura Con il suo cerchio anteriore da 21″ e posteriore da 18″, entrambi a raggi ma tubeless (una vera manna dal cielo per la sicurezza su strada), questa moto è pronta a portarti ovunque tu voglia. Le sospensioni, completamente regolabili, ti permettono di adattarla a ogni tipo di terreno. Certo, la taratura di serie è un po’ morbida, perfetta per l’off-road, ma se vuoi spingere un po’ di più sull’asfalto, ti consiglio di giocare un po’ con le regolazioni.
Dove l’avventura incontra la tranquillità: la CFMOTO 800MT-X in riva alla laguna
Un cambio che fa discutere Il cambio, con quick shift, è un invito alla guida sportiva. Devo essere sincero, all’inizio ho avuto qualche difficoltà con l’inserimento della seconda, ma con il passare dei chilometri la situazione è migliorata. Aspetto con ansia il tagliando dei 1.000 km per vedere se un olio meno denso risolverà definitivamente il problema. Freni: un compromesso I freni J.Juan hanno un mordente non esagerato, ottimo per l’off-road, ma un po’ limitati se si guida in modo aggressivo su strada. Dettagli che fanno la differenza Il telaietto posteriore imbullonato è una chicca, soprattutto per chi ama l’off-road: in caso di caduta, sostituirlo è un gioco da ragazzi. Le plastiche sono di buona qualità, anche se gli adesivi sopra il lucido potrebbero graffiarsi facilmente. Forse una scelta pensata per l’off-road, dove la personalizzazione è all’ordine del giorno. Comfort e tecnologia Il cupolino regolabile in altezza è pratico e funzionale, così come il TFT da 7 pollici verticale, chiaro e leggibile in ogni situazione. Unico neo: quando si passa alla modalità telefono o musica, l’indicatore di velocità scompare. Un serbatoio da record Il serbatoio da 22,5 litri, basso e ben posizionato, garantisce un’autonomia da vera globetrotter (disponibile come optional un ulteriore serbatoio posteriore da 8 litri, portando la capacità totale a quasi 30 litri!) e un baricentro basso che rende la moto incredibilmente maneggevole. Sembra leggera come una piuma Nonostante i suoi 215 kg in ordine di marcia, la 800 MTX è sorprendentemente agile e facile da guidare, grazie a un bilanciamento dei pesi impeccabile. Anche la movimentazione da fermi risulta facile.
CFMOTO 800MT-X: pronta per conquistare nuove vette
In conclusione La CF MOTO 800 MTX è una moto versatile e divertente, perfetta per chi ama l’avventura senza compromessi. Certo, ha qualche piccolo difetto, ma nel complesso è una compagna di viaggi appagante ed emozionante.
Ho appena terminato di guardare “Miles of Life”, un documentario che mi ha letteralmente catapultato sulle strade polverose dell’America. Massimo “Polpo” Neriotti, un veterinario dentista con la passione della moto, ci conduce in un viaggio epico sulla Transamerica Enduro 2011, quasi interamente affrontato in Off-road.
“Hai presente il concetto del centauro, un essere mitologico mezzo uomo e mezzo cavallo? Ecco, io ero più o meno la stessa cosa!” Inizia cosi il racconto di questo magico viaggio!
Non è solo un documentario, è un’esperienza. Grazie alle riprese mozzafiato in prima persona, ci sentiamo come se stessimo guidando al suo fianco, sfidando terreni impervi e ammirando paesaggi mozzafiato.
Navigando tra i meandri di internet, si è imbattuto in un gruppo online di motociclistiche discutevano entusiasti della TRANSAMERICA ENDURO. Le loro storie di avventure, le loro foto mozzafiato e la loro passione contagiosa lo hanno subito affascinato, accendendo in lui il desiderio di vivere un’esperienza simile.
Massimo è un narratore eccezionale. Con la sua voce calda e appassionata ci racconta non solo delle bellezze naturali che incontra, ma anche delle sfide che deve affrontare, delle persone che incrocia e delle emozioni che lo travolgono. La sua storia è un inno alla libertà, alla passione e alla voglia di mettersi alla prova.
La scelta della colonna sonora è perfetta, sottolineando i momenti più intensi del viaggio e creando un’atmosfera coinvolgente. E le interviste a Massimo, montate con maestria, ci permettono di conoscerlo più a fondo e di condividere con lui le sue gioie e le sue paure.
“Miles of Life” è un film che mi ha ispirato profondamente. Mi ha ricordato l’importanza di inseguire i propri sogni, di uscire dalla propria comfort zone e di vivere ogni giorno con intensità.
preparati a salpare per un’avventura indimenticabile! ⛵️
Ho appena visto True Spirit e mi sono sentito come se fossi a bordo con Jessica Watson, una ragazzina coraggiosa che a soli 16 anni decide di circumnavigare il mondo in solitaria.
Il film parte subito con una botta di adrenalina, una prova che mette alla prova la determinazione di Jessy. Ma non ti preoccupare, non ti svelo nulla!
Le immagini sono spettacolari, tramonti mozzafiato e tempeste che ti faranno sentire il vento in faccia. La regia è dinamica e coinvolgente, ti trascina dentro alla storia senza lasciarti un attimo di tregua.
Uno dei punti di forza del film è la colonna sonora, che ti fa sentire l’emozione del viaggio e la libertà del mare.
Ma non è tutto oro quel che luccica: Jessy dovrà affrontare molte sfide, dalla dislessia che le crea qualche difficoltà nella navigazione, ai giornalisti che cercano in tutti i modi di scoraggiarla. ️
Tuttavia, grazie al sostegno del suo allenatore, Ben, e di un gruppo di velisti che credono in lei, Jessy non si arrenderà mai.
Tieni pronti i fazzoletti perché ci saranno momenti davvero commoventi, ma anche tanti colpi di scena che ti terranno con il fiato sospeso.
Una delle frasi che mi ha colpito di più è: “Non c’è verso di scappare da me stessa”. Profonda, vero?
Se ami le storie di coraggio, di superamento di sé e di passione per il mare, questo film fa per te. Ti farà riflettere sul valore dell’amicizia, della determinazione e sulla bellezza di inseguire i propri sogni. ✨
Lo trovi in esclusiva su Netflix (gennaio 2025). Possibile che nel tempo sarà trasferito in altre piattaforme. Io per trovare i film mi appoggio all’app JustWatch. Ti ricordo che anche Netflix, come molte altre piattaforme, dà l’opportunità di sottoscrivere l’abbonamento anche mensilmente, con vari piani tra cui uno economico e che può essere disdetto in qualsiasi momento. Capita a volte che pago solo un mese di una piattaforma quando prima mi sono fatto una lista di film o serie da vedere… cosi una volta viste disdico il tutto… a conti fatti con 6-7 euro mi vedo per un mese quello che mi ero programmato, molto meno di quanto avrei speso per noleggiare uno o due film!
Dove Omar ha ascoltato l’audiolibro letto da Luca Sbaragli. Questo è lo stile usato per i titoli dei capitoli del libro.
“Un vero inglese non scherza mai su una cosa seria come una scommessa”
Ciao, Mondo! Oggi ti parlo di un classico che ha fatto sognare generazioni di lettori con il suo mix di avventura, suspence e un pizzico di romanticismo: *Il giro del mondo in 80 giorni* di Jules Verne. E se non lo hai letto, non puoi immaginare quanto sia divertente immergerti in questa storia con il suo carattere coinvolgente. Ma andiamo con ordine, perché questo libro merita una recensione che gli renda giustizia!
### La trama: una scommessa, un orologio e un sacco di guai!
Il protagonista, Phileas Fogg, è un gentleman inglese così preciso da sembrare un orologio svizzero. Un giorno, scommette con i suoi compagni del Reform Club di poter fare il giro del mondo in soli 80 giorni. Con il fedele (e un po’ pasticcione) servo francese Passepartout, parte all’istante per questa folle impresa. Tra treni, navi, elefanti e persino una slitta a vela, Fogg affronta ogni ostacolo con una calma imperturbabile, mentre Passepartout si ritrova sempre nei pasticci più buffi. E poi c’è l’ispettore Fix, che segue Fogg convinto che sia un ladro di banche… insomma, un caos divertentissimo!
### Perché questo libro è un must per i viaggiatori?
Se sei un appassionato di viaggi, questo romanzo è come una valigia piena di sorprese. Jules Verne ti porta in un tour mozzafiato attraverso continenti e culture, regalandoti una visione del mondo che, per l’epoca (il libro è del 1873), era semplicemente rivoluzionaria. Dalla frenetica Bombay alla selvaggia America, passando per le nevi del Colorado e le giungle indiane, ogni tappa è un’avventura a sé stante. E poi, c’è quella sensazione di “ce la faranno o no?” che ti tiene incollato fino all’ultima pagina (o all’ultimo minuto dell’audiolibro).
### Luca Sbaragli: la voce che ti fa volare
Se ascolterai l’audiolibro letto da Luca Sbaragli, ti accorgerai che la sua narrazione è come un biglietto di prima classe per questo viaggio. La sua capacità di dare vita ai personaggi è straordinaria: Fogg è impeccabile e distaccato, Passepartout è esuberante e maldestro, e Fix è così sospettoso che quasi ti viene voglia di sgridarlo. Sbaragli ha quel tono allegro e coinvolgente che rende l’ascolto un’esperienza piacevole e dinamica, perfetta per accompagnarti durante un viaggio o una passeggiata.
### Il messaggio nascosto: non è solo una corsa contro il tempo
Oltre all’avventura, Verne ci regala una riflessione sul tempo e sulla vita. Fogg, con la sua ossessione per la puntualità, sembra quasi una macchina, ma durante il viaggio scopre che ci sono cose più importanti degli orari: ad esempio l’amicizia, e la capacità di adattarsi agli imprevisti. E poi, c’è quella famosa scena finale… no, non te la spoilerò, ma ti garantisco che è una delle più geniali della letteratura!
### Conclusioni: un viaggio da non perdere
*Il giro del mondo in 80 giorni* è un libro che non invecchia mai, e l’audiolibro letto da Luca Sbaragli gli dona una nuova vitalità. Che tu sia un viaggiatore incallito o un sognatore da divano, questa storia ti farà ridere, emozionare e, soprattutto, desiderare di partire all’avventura. E chissà, magari dopo averlo ascoltato ti verrà voglia di pianificare il tuo personale giro del mondo… magari in 81 giorni, giusto per prendertela comoda!
Puoi acquistare questo libro in tutte le librerie, al massimo lo ordinano e in pochi giorni lo trovi disponibile. Oppure lo puoi acquistare online da questi link: Usato a pochi euro su https://www.libraccio.it/ Nuovo su amazon: https://amzn.eu/d/fiG6qGC anche in versione ebook o ancora in tantissime librerie online cercando semplicemente: “Il giro del mondo in 80 giorni” edizione economica (clicca qui e ti faccio partire io la ricerca)
Oppure lo puoi ascoltare come audiolibro, su audible di amazon ad esempio, o ancora, lo puoi ascoltare gratuitamente su youtube da questo link: https://youtu.be/XERHBAfqdvw?si=cq4LWpiGz4ySV54f
Todo Cambia” di Nicolò Balini è molto più di un semplice libro di viaggio: è un invito a vivere il Cammino di Santiago attraverso gli occhi di un viaggiatore moderno e autentico. Conosciuto su YouTube come Human Safari, Nicolò porta la sua esperienza e la sua personalità nelle pagine del libro, rendendolo una lettura fresca e coinvolgente.
La scrittura discorsiva e il linguaggio giovane di Balini rendono il libro accessibile a chiunque, dai viaggiatori esperti a chi si avvicina per la prima volta al Cammino. Pagina dopo pagina, l’autore descrive con onestà le sfide, le emozioni e i momenti di riflessione che il Cammino inevitabilmente porta con sé, offrendo al tempo stesso consigli pratici su alloggi, itinerari e piccoli trucchi per affrontare al meglio l’esperienza.
Il valore aggiunto del libro è sicuramente la sezione finale, dove Balini propone una guida pratica con informazioni utili su budget, attrezzatura, abbigliamento, calzature e sicurezza. Una risorsa preziosa per chiunque voglia intraprendere questa avventura, rendendo il libro non solo un racconto ispirante, ma anche un vero e proprio strumento per organizzarsi al meglio.
“Todo Cambia” è perfetto per chi sogna il Cammino di Santiago, ma anche per chi cerca ispirazione per affrontare un viaggio che non è solo fisico, ma anche interiore. Un libro che parla di cambiamento, resistenza e scoperta di sé, scritto da un autore che, grazie alla sua esperienza come creator digitale, sa come parlare direttamente al cuore dei lettori.
Una bellissima sezione di fotografie ti aspetta verso la fine del libro.
Consigliatissimo per i viaggiatori!
E tu Mondo, lo hai già letto?
Alla prossima recensione!
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Acquistato in formato elettronico su Amazon, il libro si presenta con un linguaggio narrativo molto vivace e ricco di colori, che richiama alla mente la letteratura che si studiava durante gli anni delle scuole superiori. Le descrizioni dei luoghi, infatti, sono estremamente dettagliate, caratterizzate da un uso abbondante di aggettivi che contribuiscono a creare immagini molto suggestive, quasi romanzando l’ambiente in cui i protagonisti si trovano. La lettura è fluida e accessibile, priva di termini complessi o difficili da comprendere, rendendo il libro perfetto per una lettura leggera e piacevole.
Il racconto narra il lungo viaggio di Simone e Lucia, che attraversano l’intero continente americano, partendo dall’America del Sud e arrivando fino all’America del Nord, passando ovviamente anche per l’America centrale. Il viaggio li porta attraverso Paesi come l’Uruguay, l’Argentina, il Brasile, il Cile, la Bolivia, il Costa Rica, il Salvador, il Messico, il Canada, l’Alaska e così via, attraversando una varietà di paesaggi e culture che rendono ogni tappa unica. Il viaggio avviene a bordo di un camion Overland, costruito e adattato personalmente da Simone e Lucia per le loro esigenze. Percorrono principalmente piste non asfaltate, con un continuo alternarsi di difficoltà e sfide, il che rende ogni giornata un’avventura in sé.
Il messaggio che i due autori cercano di trasmettere è molto chiaro: un amore profondo per il viaggio e una grande capacità di adattarsi a qualsiasi situazione, affrontando ogni difficoltà con uno spirito positivo. Nonostante le difficoltà che possono sorgere durante un lungo viaggio, Simone e Lucia dimostrano che ogni problema può essere visto come un’opportunità per trovare nuove soluzioni. Il loro approccio alla vita e ai viaggi è improntato a una mentalità aperta e ottimista, che li spinge a godere di ogni esperienza, anche quelle più impegnative.
Nel libro non vengono forniti consigli pratici diretti, ma, leggendo tra le righe, è possibile cogliere molteplici spunti utili per affrontare le varie situazioni che si possono presentare durante un viaggio di questo tipo. Ogni dettaglio, ogni aneddoto, offre una riflessione su come gestire al meglio le difficoltà che si possono incontrare lungo il cammino.
Simone e Lucia sono in viaggio dal 2015, percorrendo il mondo a bordo di un camion ex-militare 4×4 che hanno chiamato Valentino. Hanno già scritto altri libri e, con molta probabilità, ne scriveranno altri in futuro. Sebbene oggi viaggino in camion, non è sempre stato così: i due avevano iniziato i loro viaggi in moto, ed è proprio in quel contesto che si sono conosciuti. La passione per il viaggio li ha uniti e li ha spinti a esplorare il mondo in tutte le sue forme, cercando sempre nuovi modi di vivere l’avventura. Ora, però, hanno scelto di farlo con un po’ più di comfort, o meglio, con tantissimo comfort, dato che il loro camion è davvero una meraviglia di design e funzionalità. Simone è particolarmente abile sia nella gestione della domotica e dell’elettronica del camion, sia nella cura della parte meccanica, rendendo il veicolo una vera e propria casa su ruote. Inoltre, Simone e Lucia gestiscono un canale YouTube chiamato Stepsover, dove condividono le loro esperienze e avventure con il pubblico.
Questo libro è sicuramente una lettura da fare tutto d’un fiato, magari comodamente seduti davanti a un focolare acceso, con un buon brandy in mano, mentre il calore del camino si diffonde nell’ambiente. È il tipo di libro che, grazie alla sua leggerezza e al fascino delle storie che racconta, riesce a trasportarti in un altro mondo, facendoti sognare di partire anche tu per un viaggio simile, alla ricerca di nuove emozioni e scoperte.
E tu Mondo? Lo hai già letto?
Alla prossima recensione!
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Il sole stava appena scaldando le cime delle Alpi Giulie quando mi sono trovato sulla banchina della stazione di Gemona, con la mia bici al fianco e l’entusiasmo di chi sa di stare per immergersi in uno dei percorsi ciclabili più belli del Friuli. L’aria era fresca, con quel profumo frizzante di montagna, e il treno che mi avrebbe portato a Tarvisio arrivava lento, quasi volesse darmi il tempo di riflettere sul viaggio che stava per iniziare.
Ma torniamo all’inizio di questa avventura. Era ancora l’alba quando ho parcheggiato il mio fidato camper nell’area gratuita di Gemona, un luogo tranquillo immerso nel silenzio della mattina. L’aria fresca di montagna mi accarezzava il viso mentre due amici, compagni di viaggio in questa giornata che prometteva emozioni, mi stavano già aspettando. Una volta riuniti, abbiamo bevuto un buon caffè fatto con la mia fidata moka e ci siamo messi in sella alle nostre bici, scivolando giù per le strade in discesa verso la stazione dei treni. Dieci minuti, con il vento che sussurrava storie di avventure passate. Prima, però, una tappa obbligata: colazione in una pasticceria del borgo, con il profumo di brioches appena sfornate che riempiva l’aria. Dopo il secondo caffè e qualche risata, ci siamo diretti alla stazione, dove la biglietteria automatica ci ha regalato una piccola sorpresa: 9 euro per passeggero e bici, grazie allo sconto weekend. Il nostro viaggio era appena iniziato, ma già si respirava quell’energia che solo una giornata all’aria aperta può dare.
Portare la bici sul treno è stato semplice, grazie anche agli scivoli appositamente installati a bordo scale della stazione,e una volta sistemato tutto, mi sono seduto, osservando dal finestrino il paesaggio che scorreva: verdi colline, piccoli borghi, e quel senso di tranquillità che solo i viaggi in treno riescono a regalare. La ciclabile Tarvisio-Gemona mi aspettava, e non vedevo l’ora di percorrere quei chilometri che si snodano tra vallate e boschi, seguendo il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa.
Arrivato a Tarvisio, con le nuvole minacciose sopra le nostre teste, siamo partiti. Pedalare lungo la ciclabile è un’esperienza che risveglia i sensi: il silenzio delle montagne, rotto solo dal fruscio delle ruote sull’asfalto e dal canto degli uccelli, ti riporta in contatto con una natura intatta. Il percorso è facile, accessibile anche per famiglie e ciclisti meno esperti, ma mai monotono. Ogni curva ti regala un nuovo panorama: ruscelli limpidi che scorrono accanto alla strada, ponti sospesi che ti fanno sentire come se stessi volando tra le cime degli alberi, e piccoli paesi che sembrano usciti da una cartolina.
Uno dei momenti più emozionanti è stato attraversare i tunnel scavati nella roccia: le luci soffuse che si attivano al tuo passaggio, il suono amplificato delle ruote che rimbalzava sulle pareti, e poi, come una sorpresa, il paesaggio che ti accoglie all’uscita, aprendo nuovi scorci mozzafiato sulla vallata.
A metà strada, ci siamo fermati per una breve pausa. Una piccola trattoria lungo il percorso offriva un ristoro semplice ma perfetto: una bistecca di manzo e delle patate di contorno. Mentre mangiavo, osservavo gli atri commensali, ciascuno con la propria storia e il proprio ritmo, ma tutti accomunati dallo stesso desiderio di esplorare questo angolo di paradiso.
Riprendendo il viaggio verso Gemona, il paesaggio cambiava lentamente. Le montagne cominciavano a lasciare spazio a colline più dolci, i borghi diventavano più numerosi, e l’aria si faceva più tiepida. Lungo il percorso, piccoli cartelli raccontavano la storia della vecchia ferrovia che un tempo collegava queste terre, aggiungendo un tocco di nostalgia al viaggio.
Quando sono arrivato a Gemona, con il buio che aveva ormai preso il dominio, mi sono fermato un attimo a guardare indietro, verso le montagne da cui ero partito. La fatica nelle gambe era praticamente nulla, ma la soddisfazione di aver vissuto un’esperienza autentica e immersiva avrebbe giustificato qualsiasi fatica.
Pedalare da Tarvisio a Gemona è più di un semplice percorso ciclabile: è un viaggio attraverso la storia e la natura. Un percorso che, con la sua semplicità, sa regalarti emozioni profonde, fatte di paesaggi incantevoli e momenti di silenziosa contemplazione. E in fondo, è proprio questo che cerco quando salgo in sella: la libertà di lasciarmi trasportare, chilometro dopo chilometro, senza fretta.
Andare in bicicletta lungo quei 70 chilometri è stato come scivolare su un filo teso tra passato e presente. Solo un breve tratto, meno di un chilometro, ci ha messo alla prova con una salita leggera, ma il resto del percorso era un continuo dolce declinare, lasciandoci liberi di godere dei panorami mozzafiato. E tra le sorprese più curiose, il ristorante su vagone nella vecchia stazione di Resiutta. Un luogo unico, incastonato in un angolo che sembrava uscito da un libro di racconti, dove il tempo si ferma. Un’esperienza sicuramente non scontata, da non perdere per chiunque decida di attraversare questi luoghi.
Un pò di informazioni tecniche:
L’area camper di Gemona è gratuita ed offre il servizio di carico-scarico. Molto pulita. C’è posto per una decina di camper (ovviamente non è ammesso tendalino aperto o tavoli e sedie fuori dal camper. Cerca di arrivare da Via Dante Alighieri per evitare la strada piu’ ripida.
La strada dall’area sosta camper alla stazione dei treni non è una ciclabile ma è comunque poco trafficata. La stazione dista meno di un kilometro (circa 5 minuti in bici)
Appena entrato in stazione c’è la biglietteria automatica dove puoi acquistare il biglietto sia per te che per la bicicletta. Non ho fatto caso se servano biglietti particolari nel caso volessi portare il cane in un carrello (ma la rifarò con famiglia e cane e aggiornerò questo articolo).
Controlla bene gli orari del treno e che ci sia la possibilità di caricare le bici. In alta stagione è consigliato prenotare il posto bici (da Gemona del Friuli a Tarvisio Boscoverde). Controlla nei dettagli del treno se è o no abilitato al trasporto di biciclette! Lo puoi fare dal sito di trenitalia.
Accanto alle porte che fanno accedere ai binari, ci sono le obliteratrici. Non dimenticarti di obliterare i biglietti!
Quando scendi alla stazione di Tarvisio, ti trovi praticamente già nella ciclabile! Non puoi sbagliare.
La ciclabile è molto facile e sicura. Ci sono un paio di tratti in cui, per pochi metri, la ciclabile si interrompe per poi riprendere. Ci sono comunque cartelli molto chiari e facili da seguire.
Noi abbiamo mangiato in una trattoria, ma nulla vieta di mangiare al sacco, anzi, ci sono lungo la ciclabile molte zone adibite proprio a questo con tavoli e sedie.
Personalmente eviterei luglio ed agosto, sarà sicuramente molto trafficata ed è esposta la sole in quasi tutta la sua lunghezza (tranne nei tunnel ovviamente). Anche gennaio e febbraio potrebbero essere mesi da evitare per ghiaccio e neve.
Viaggi, esplorazione, avventura… queste sono le parole che mi vengono in mente quando vedo la CF Moto 800MT exloprer. Un concentrato di tecnologia sicuramente adatta per viaggiare. Rimane ancora l’incognita dell’affidabilità nel tempo, nelle avverse condizioni e nella rete di distribuzione dei ricambi e dell’assistenza… ma questo è un’altro argomento.
Oggi ti parlo solo della mera esperienza di guida di questo gioiellino.
Docile, ma allo tempo con il giusto carattere che trasforma il viaggio in divertimento.
I dati tecnici sono rassicuranti: bicilindrica fronte marcia bialbero (quindi vibrazioni ridotte del motore), 779cc con 91,2cv a 9250 giri (gira alto per un bicilindrico) e 75nm di coppia a 8.000 giri.
Interasse da 1,531mm (abbastanza compatto rendendola maneggevole nel misto), mentre l’altezza sella è di 835mm, non proprio adatta per i diversamente alti.
Serbatoio da 19,2 litri che con i 20km/l dichiarati dalla casa, si avrebbero 384 km di autonomia con il pieno, non male, ma neanche benissimo.
Gli intervalli dei tagliandi sono in linea con le moto di media-grossa cilindrata moderne: ogni 15.000km o ogni anno.
Perso in ODM (ordine di marcia quindi con olio, acqua radiatore e 5L di benzina) 218kg, che per la cilindrata non è affatto male.
Freni da 200mm che assieme alle sospensioni kayaba con diametro da 43mm, escursione da 160mm (150 il posteriore), regolabili in precarico ed idraulica, rendono questa 800MT piacevole e facile da guidare.
Ruota anteriore da 19” pollici e posteriore da 17” suggeriscono che non è nata per il fuoristrada, ma di certo non disdegna le strade bianche. Diciamo che per i viaggi “tradizionali” in Europa (continente) c’è quanto ci si aspetti da una moto da turismo. Chiamarla Explorer è un pò azzardato.
Il prezzo parte da 9,900 euro f.c., quindi siamo a circa 10.400 su strada (agosto 2024)
Finita la parte pallosa dei dati tecnici, passiamo al succo vero e proprio:
Come si guida?
Comoda, alta, ben bilanciata. Triangolazione sella pedane manubrio molto equilibrata per me che sono alto 1,86m.
Dispay semplice e leggibile
Display ben leggibile e con le giuste info. Possibilità di avere 2 tipologie di grafica, la prima minimalista e molto efficace, la seconda, sempre efficace, con info più piccole e meno leggibili, ma con la possibilità di visualizzare la mappa del GPS.
Display con raffigurazione grafica navigatore
Il mono posteriore sostiene molto efficacemente l’accelerazione e la moto non si siede (cosa che apprezzo tantissimo).
Le forcelle anteriori lavorano molto bene, regalando una sensazione di controllo anche su strada disconnessa; la moto non dà mai l’impressione di “scappar via”.
Il telaio non è troppo rigido, è dà l’idea di aiutare molto a mantenere la traiettoria sia in inserimento curva, sia in percorrenza, aiutato sicuramente dal reparto sospensioni KYB che, seppur di primo impianto e con le regolazioni di fabbrica, lavora già benissimo.
Il motore è molto elastico, seppur “tiri una botta” quando arriva in coppia con la modalità sport attiva (Mondo, non è che ti tira il “calcio in culo” della Ninja zx10r o dell’R1, ma si fà piacevolmente sentire).
La coppia è alta, ma tira bene ai bassi, utile nelle salite a pieno carico e nel leggero off-Road per cui è pensata.
E’ bella?
Molto personale il gusto sulle moto. Per me si, molto bella, curata nei dettagli, motore pulito senza troppi cavi a vista. Le rifiniture della carena sono molto curate e anche la vernice non mi sembra affatto male. Le unioni delle plastiche sono fatte molto bene, non scricchiolano e non si notano scalini (cosa che invece ho notato in moto dal prezzo moooolto piu’ alto).
Ha dei difetti?
Sicuramente, come ad esempio il passaggio tra la prima e la seconda richiede un movimento del piede sinistro notevole, la sella è comoda ma potrebbe essere costruita meglio, Il cavo della frizione potrebbe fare un giro migliore nel finale, il paracatena è un pò chip, non mi piace la disarmonia del dettaglio plastica coprimotore tra destra e sinistra.
Ma come leggi Mondo, sto proprio cercando il pelo sull’uovo!
Ringrazio DNA MOTO di Treviso per avermi concesso in prova questo esemplare https://www.dna-moto.it/
Buongiorno Mondo, oggi ti parlo della CF Moto MT 450, moto tanto attesa quanto discussa in questi mesi. L’ho vista la prima volta ad EICMA 2023, e da subito ho pensato che sarebbe stata interessante come proposta; molto interessante.
Disponibile in due versioni con colorazioni differenti:
La Zephir Blue (in alto foto con parafango alto, piu’ votato al fuoristrada)
e la Tundra Grey, (in basso foto con parafango basso che strizza piu’ l’occhio all’asfalto)
cf moto MT 450 grigia parafango basso
Versatilità e facilità d’uso sono le parole d’ordine per questa moto da parte di CF Moto che entra a gamba tesa in un mercato, quello delle piccole cilindrate, che ormai sta prendendo sempre piu piede anche nel nostro continente.
Il prezzo ad oggi, Luglio 2024 è di 5.990 euro franco rivenditore, direi niente male per quello che offre.
Motore 449cc da 42cv a 8.500 giri, doppio albero (e si sente perchè le vibrazioni sono pressochè nulle) e cambio a 6 marce che permettono un bel andare anche in autostrada (seppur questa non sia proprio il suo ambito migliore).
cf moto MT 450 motore vista laterale sx
Sospensioni Kayaba uspide down da 41mm completamente regolabili (precarico ed idraulica compressione ed estensione) con escursione da 200mm che sostengono decisamente bene anche in frenate violente.
cf moto mt 450 sospens regolabili
Dietro troviamo un mono KYB sempre con escursione da 200mm a leveraggio progressivo regolabile nel precarico. Questo si sente molto in fase di accelerazione perchè per i primi millimetri la sospenzione è morbidissima e la moto si siede, poi, progressivamente, il mono inizia a dare sostegno. Devo dire che il mono di questa moto non mi ha entusiasmato!
CF Moto MT 450 mono posteriore
Interasse di 1505mm non è poco, ma considerando che ha il 21” all’anteriore e il 18” al posteriore…. riesce comunque ad essere agile nel misto e in città.
173kg a secco… significa che messi il liquido radiatore (mettiamo 1kg), 3 litri olio (x880g/l circa) piu’ il pieno (17,5l x 750g/l) abbiamo circa 190kg in ODM (ordine di marcia). Direi comunque un ottimo peso.
Il consumo dichiarato è di 22 km/l, quindi un’autonomia di 385km, ottima per viaggiare.
La tavola di manutenzione riporta il tagliando ogni 5.000km o ogni anno… un pò corto, ma per un 450 è normale.
CF Moto MT450 vista frontale
Come si guida?
La moto si presenta bene, leggera e agile nonostante il 21 all’anteriore. Si, è un pò impacciata nei cambi di direzione e nell’inserimento in curva, ma la leggerezza la fà da padrona aiutando il telaio a far mantenere una traiettoria pulita sia in iserimento che in percorenza.
Le forcelle lavorano bene e sostengono in modo ottimale la moto anche in frenta.
Il mono invece…. fà sedere la moto in accelerazione e questo non mi è piaciuto molto.
Vibrazioni pochissime, grazie anche al doppio albero a camme in testa, sopratutto mani e piedi ringraziano!
Allungo c’è. Poco, ma stiamo parlando di un 450, sebbene bicilindrico!
A velocità autostradale la moto si comporta bene e rimane stabile dando una buona sensazione di sicurezza.
I freni ci sono, presenti e pronti! Svolgono benissimo il loro lavoro, sia l’anteriore per la frenata vera e propria, sia il posteriore come rallentatore e “timone” nelle rotonde e nelle curve.
Per i cambi repentini di direzione serve aiutarsi pinzando l’anteriore tra una traiettoria e l’altra… cosi facendo la moto si “butta dentro” e permette anche cambi abbastanza veloci! Se invece si guida tranquilla, nessun problema… il telaio e le sospensioni lavorano abbondantemente bene.
La triangolazione sella pedane manubrio è studiata bene, ma per noi altini, è un pò piccola. Le gambe sono un pò troppo ranicchiate, anche se, tutto sommato, non ci stavo poi scomodo.
La sella sostiene bene, ma sarà interessante vedere come si comporta nel tempo. Le cuciture sembrano ben fatte e il materiale non è per nulla un cativo tessuto.
Il cupolino fà il suo lavoro. Non è certo una moto che protegge dall’aria, ma almeno rende un pò di solievo deflettendone buona parte.
Ma la cosa che piu’ entusiasma è il rumore che regala lo scarico. Stiamo parlando di una euro5 e non capisco proprio come abbiano fatto ad omologarla mantenedo un sound così bello ed efficace. Complimenti agli ingegneri della CF Moto per questo capovaloro di suono!
In conclusione Mondo, la CF Moto MT 450 è davvero un’ottima moto, e promette di essere una buona compagna di avventura… ma a mio avviso… in solitaria, perchè in due la vedrei un pò in difficoltà.
Come sempre Mondo, non fermarti a quello che leggi o vedi nei social, vai assolutamente a toccarla con mano e a provarla!
Tanti rivenditori ti diranno che non è possibile trovarla in prova da nessuna parte… non è vero! Fagli vedere il mio video così porti loro la prova tangibile che chi la fà provare esiste!
Ringrazio DNA MOTO di Treviso per avermi concesso in prova questa moto peperina!! https://www.dna-moto.it/
L’inverno è una stagione difficile per i motociclisti, che devono affrontare il freddo, il vento, la pioggia e la neve. Molti preferiscono lasciare la moto in garage e aspettare la primavera, ma altri non vogliono rinunciare al piacere di guidare su due ruote, anche quando le temperature scendono sotto lo zero. Come fare, allora, per divertirsi in moto in inverno senza rischiare di congelarsi o di ammalarsi? La risposta è semplice: bisogna scegliere l’abbigliamento giusto, che sia in grado di proteggere dal freddo e dall’umidità, senza compromettere la comodità e la sicurezza.
Dividerò l’abbigliamento in 3 strati, intimo, primo strato e strato esterno isolante.
## L’intimo termico (primo strato)
Il primo strato di abbigliamento che dobbiamo indossare è l’intimo termico, che ha la funzione di mantenere il calore corporeo e di traspirare il sudore. L’intimo termico deve essere aderente al corpo, ma non troppo stretto, per non ostacolare la circolazione sanguigna. Il materiale più indicato è la lana, che ha proprietà isolanti e antibatteriche. Un buon intimo termico dovrebbe avere almeno il 70% di lana, per garantire una maggiore efficacia. Esistono intimo termico specifico per i motociclisti, che ha delle cuciture rinforzate e delle zone imbottite per proteggere le parti più esposte agli urti, ma ha dei costi altini; trovi però ottime alternative in negozi tipo il “Diecidiscipline” a prezzi molto vantaggiosi (io uso quelli… poca spesa tantissima resa).
## I guanti riscaldati
Le mani sono una delle parti del corpo che soffrono di più il freddo in moto, perché sono costantemente esposte al vento e devono gestire il manubrio e i comandi. Per questo motivo, è fondamentale indossare dei guanti adeguati, che siano impermeabili, antivento e imbottiti. Ma se il freddo è davvero intenso, i guanti normali potrebbero non bastare. In questo caso, la soluzione migliore sono i guanti riscaldati, che sono dotati di una batteria ricaricabile e di un sistema di resistenze elettriche che generano calore. I guanti riscaldati di buona qualità, hanno diversi livelli di temperatura, che si possono regolare a seconda delle proprie esigenze. Inoltre, sono compatibili con i dispositivi touch screen, per poter usare il navigatore o lo smartphone senza doverli togliere. Hanno anche una parte gommata sull’indice che funge da tergicristallo… molto utile nelle giornate di nebbia intensa. Ai guanti va necessariamente abbinato un buon paio di paramani coprenti, o delle moffole (che io non amo e trovo di impaccio nella guida)
## La maglia e i pantaloni (secondo strato)
Il secondo strato di abbigliamento che dobbiamo indossare è quello che copre il busto e le gambe. Qui, il criterio da seguire è quello di vestirsi a cipolla, ovvero di sovrapporre più strati di tessuto, che creano una camera d’aria isolante tra di loro. Il primo strato, dopo l’intimo termico, dovrebbe essere una maglia di pile o di lana, che tenga caldo e sia morbida sulla pelle. Per quanto riguarda le gambe, io uso pantaloni in jeans da moto (quelli primaverili) che hanno una buona resistenza al vento… ma quello che a me interessa è la loro resistenza all’abrasione e la protezione che offrono in caso di caduta. L’incombenza di riparare dal vento e dal freddo la lascio al terzo strato.
## Il giubbotto e i sovrapantaloni (terzo strato)
Il terzo strato, invece, dovrebbe essere un capo impermeabile e antivento, che protegga dal maltempo e dalle intemperie. Un’ottima scelta sono i copri pantaloni antivento in piuma (vera o sintetica), che si indossano sopra i jeans o i pantaloni in tessuto (ovviamente pantaloni tecnici da moto), e che hanno una membrana traspirante che impedisce al vento di entrare. I copri pantaloni antivento hanno anche delle cerniere laterali alle caviglie, per poterli indossare e togliere facilmente, e delle fasce riflettenti, per aumentare la visibilità in condizioni di scarsa luce (non tutti).
Un altro capo indispensabile per chi va in moto in inverno è il giubbotto invernale, che deve essere caldo, possibilmente impermeabile e dotato di protezioni. Esistono diversi modelli di giubbotti invernali per moto, che si adattano a vari stili e esigenze. Per esempio, puoi scegliere un giubbotto in Goretex, che offre un’ottima resistenza all’abrasione e ha il pregio di essere impermeabile, cosi da non dover ricorrere ad una tuta antipioggia in caso di leggere precipitazioni o nebbia (hanno però il brutto vizio di costare veramente tanto). Oppure, puoi optare per un giubbotto in tessuto tecnico, che ha anch’esso un’ottima traspirabilità e leggerezza, e che è più facile da lavare. In ogni caso, il giubbotto invernale deve avere una fodera termica staccabile, per poterlo usare anche nelle stagioni più calde, e delle cerniere di ventilazione, per regolare il flusso d’aria. Inoltre, il giubbotto invernale deve avere delle tasche interne ed esterne, per riporre i tuoi oggetti personali, e delle bande riflettenti, per aumentare la tua visibilità sulle strade.
## Il passamontagna, lo scaldacollo, i calzini termici, le suolette in pile e gli stivali da moto
Infine, non dobbiamo dimenticarci di proteggere la testa, il collo, i piedi e le caviglie, che sono zone sensibili al freddo e che possono influire sul nostro benessere generale. Per la testa, il capo più indicato è il passamontagna, che copre tutto il viso tranne gli occhi, e che si può indossare sotto il casco. Il passamontagna deve essere realizzato in un materiale traspirante e anti odore, come il cotone o la lana merino. Per il collo, invece, possiamo usare uno scaldacollo, che è una sorta di tubolare di tessuto che si infila sopra la testa e che si può alzare o abbassare a piacere. Lo scaldacollo deve essere morbido e confortevole, e può avere anche una funzione decorativa, se scegliamo un colore o una fantasia che ci piace (io ne ho un paio in pile, comodi, caldi e moooolto economici).
Per i piedi, invece, dobbiamo indossare dei calzini termici, che non siano spessi ma che mantengano regolata la nostra temperatura; non troppo stretti, per non impedire la circolazione (importantissimo se non vuoi avere l’effetto contrario… non scherzo, provato sulla mia pelle!!. I calzini termici devono essere in lana o in pile, e devono arrivare almeno fino a metà polpaccio. Per aumentare il comfort, possiamo anche inserire delle suolette in pile nelle nostre scarpe, che creano un ulteriore strato isolante e ammortizzante. Ci sono delle suolette in lana o suolette riscaldanti…valuta in base a quanto spazio hai nello stivale e a quanto soffri il freddo. Le scarpe, infine, devono essere degli stivali da moto, che siano impermeabili, robusti e con una suola antiscivolo. Gli stivali da moto devono anche avere delle protezioni per la caviglia, il tallone e la punta, per prevenire eventuali lesioni in caso di caduta.
## Conclusioni
Come hai visto, divertirsi in moto in inverno è possibile, a patto di scegliere l’abbigliamento giusto, che ti protegga dal freddo e dall’umidità, senza rinunciare alla comodità e alla sicurezza. L’abbigliamento moto in inverno deve essere composto da tre diversi strati di tessuto, che creino una barriera isolante tra il nostro corpo e l’ambiente esterno. Inoltre, dobbiamo prestare particolare attenzione alle parti del corpo più esposte al vento e al gelo, come le mani, la testa, il collo e i piedi, e usare dei capi specifici, come i guanti riscaldati, il passamontagna, lo scaldacollo, i calzini termici, le suolette in pile e gli stivali da moto. Seguendo questi semplici consigli, potrai goderti la moto anche nei mesi più freddi, e scoprire il fascino di guidare su strade innevate (ma pulite, mi raccomando)con paesaggi mozzafiato e sensazioni uniche.
## Bonus moto
Bravo, sei arrivato fino qui, quindi anche tu hai una passione sfrenata per la moto ed il viaggio in ogni condizione. Ti dico cosa io faccio per rendere la moto piu’ sicura in inverno:
Pneumatici M+S o invernali, rigorosamente!!!!! Pressione piu’ bassa di 0.2 bar rispetto l’estate o la mezza stagione cosi da aumentare la superficie dello pneumatico a terra ed aumentare il grip a discapito della scorrevolezza e dei consumi.
Al rientro, appena possibile, sciacquo ABBONDANTEMENTE con acqua tutto il fondo della moto e reingrasso la catena. Questo per togliere il sale che viene messo in strada per evitare il ghiaccio, ma che si rivela altamente corrosivo per la nostra moto.
Anche se non percorro strade con sale, l’ingrassaggio della catena in inverno (dicembre-febbraio) lo faccio ogni 300km, e non ogni 500km come faccio nelle altre stagioni.
Oooooh, basta leggere…. vestiti, accendi la moto e vatti a fare un giro!